Ettore Scola e la teoretica del boh

Che Scola sia, fondamentalmente, un narratore, non è sicuramente argomento di discussione. Eppure, proprio per per questo motivo, pare assurdo ritrovare, tanto nei più narrativi dei suoi film quali Il viaggio di Capitan Fracassa, C’eravamo tanto amati quanto in quelli forse più descrittivi e statici come La cena o Che ora è, un ritmo lento e riflessivo che preferisce soffermarsi ampliamente su alcune scene e situazioni al costo di alterare al minimo possibile l’economia narrativa del film.
A ben vedere, è come se per Scola fare un film fosse un pò come riempire con un colore a cera un disegno con il solo scopo di poter grattare lentamente in alcuni punti fin quando non ne vega fuori il miracolo della forma.

Donnie Darko e la mitologia del tempo

Richard Kelly ci propone un nuovo tipo di mostro, una forza nemica di statura sovrannaturale il cui peso non è nella sua natura di entità capace di suscitare paura e orrore, bensì nell’intensa sensazione di drammaticità ed amarezza che lascia nello spettatore, non appena questo sa rendersi conto che la guerra che questo strano supereroe dal nome buffo combatte non è altri che con se stesso, con una parte significativa del sé. E’ l’iper-individualismo che trionfa in questo film, quella costernante solitudine che circonda l’individuo fino alla morte.