Ettore Scola e la teoretica del boh
Che Scola sia, fondamentalmente, un narratore, non è sicuramente argomento di discussione. Eppure, proprio per per questo motivo, pare assurdo ritrovare, tanto nei più narrativi dei suoi film quali Il viaggio di Capitan Fracassa, C’eravamo tanto amati quanto in quelli forse più descrittivi e statici come La cena o Che ora è, un ritmo lento e riflessivo che preferisce soffermarsi ampliamente su alcune scene e situazioni al costo di alterare al minimo possibile l’economia narrativa del film.
A ben vedere, è come se per Scola fare un film fosse un pò come riempire con un colore a cera un disegno con il solo scopo di poter grattare lentamente in alcuni punti fin quando non ne vega fuori il miracolo della forma.